
I Frati e le Suore Francescani dell'Immacolata a Santa Maria Maggiore durante il Giubileo 2000
I primi passi...
Il giorno della festa di S. Maria degli Angeli, 2 agosto 1970, i due frati, P. Stefano Maria e P. Gabriele Maria, arrivavano a Frigento, sul piccolo pianoro ai piedi del paese arroccato su una roccia, ed entravano nel povero convento fatto di cinque celle con pochi altri ambienti. Era domenica. C’era un cielo azzurro solcato a tritti da grosse nuvole bianche. L’aria mite dei monti ristorava dalle calure della pianura.
Il primo saluto era all’Immacolata che accoglieva i due frati nel piccolo ingresso del convento trovato al momento vuoto. La prima visita era al Santuario, per il canto gioioso e commosso del “Magnificat” a Colei che aveva guidato ogni cosa fino a questo giorno – il 2 agosto – superlativamente bello per la festa della Madonna, con la gioia degli Angeli e l’esultanza del Serafico Padre.
Nasceva così la prima “Casa Mariana”, minuscola e povera, e per questo tanto più bella e ricca di grazia. «Ogni Casa Mariana – dice P. Stefano Maria – deve essere una S. Maria degli Angeli, dove l’Immacolata è Regina e i frati sono i suoi Angeli».
Bellissima verità e dolcissima realtà. E i due frati sembravano ripetere le parole del Serafico Padre: «Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!».
Il giorno del 2 agosto era stato scelto con cura particolare, per vari motivi:
- Perché giorno di richiamo alla “culla”, ossia alle pure “origine” del francescanesimo: ed era ciò che chiedeva la Chiesa:
- Perché giorno di richiamo alla “marianità” più alta e splendente: quella dell’Immacolata Regina degli Angeli;
- Perché giorno di innocenza e di grazie sovrabbondanti (il perdono della “Porziuncola”) per ogni figlio del Serafico Padre e per ogni cristiano.
Veramente sarebbe stato ben difficile trovare un giorno più bello di questo per dare inizio a un’esperienza di vita che segnasse una ripresa del francescanesimo più genuino “nella luce dell’Immacolata”, a rinnovamento della vita religiosa sia di questi due frati, sia di tutto l’Ordine serafico, come S. Massimiliano spingeva a “sognare” per la presenza e l’azione onnipotente dell’Immacolata Mediatrice di tutte le grazie, e perciò unica arbitra di ogni rinnovamento di grazia.
I due frati erano nel loro nido. Due nascoste vedette, si poteva dire. Solitari e raccolti nella prima “Casa Mariana”. Vegliati dalla dolce Mamma che doveva addestrarli ai voli della contemplazione e alle fatiche apostoliche. Con gradualità, ma senza perdite di tempo né rallentamenti.
Preghiera e povertà, penitenza e lavoro di apostolato scandivano e riempivano le ore della giornata che iniziava con la levata alle quattro del mattino e finiva alla sera con la penitenza della “disciplina” prima del riposo.
Una vita da “Leggenda”? Sì, davvero. Continuava la “leggenda francescana dell’Immacolata” nella vita di questi due frati. Si riposa sul letto di tavole, senza giaciglio nei mesi meno freddi. Si sopporta il duro freddo nei lunghi mesi invernali con temperature di frequente sotto lo zero. Si va con i sandali a piedi nudi, sotto l’acqua e nella neve. Si portano i capelli tagliati corti corti, mortificazione che costa non poco, specie oggi (e perciò facilmente evitata). Si mangia alla buona che la Provvidenza fa arrivare: non si acquista nulla per il sostentamento, proprio nulla, neppure un chilo di pane o un litro di latte. Ma il necessario arriva sempre. E se c’è il di più, si cerca di donarlo a chi è più povero o bisognoso.
I benefattori non tardano a comparire. Chiamati da chi? I primi sono i buoni contadini delle campagne circostanti. Si accorgono che i frati mangiano solo ciò che arriva in carità ed elemosina. E viene chi porta la ricottina fatta in casa, chi porta una bottiglia di olio, chi una pagnotta di pane, ch una fiaschetta di vino, chi ortaggi di varie specie, chi una gallinella… Sembra poesia, ed era una realtà di ogni giorno.
I frati lavorano in casa e fuori, in aiuto ai Parroci. Ci si preoccupa, in particolare, di avviare i lavori di restauro del Santuario. Stringe il cuore a vedere lo stato di abbandono della Casa di Dio terremotata fin dal 1962. Qualcosa si comincerà a muovere.
Così passavano i giorni e i mesi, ricchi di preghiera e di povertà, di penitenza e di lavoro, con i due frati stretti al cuore dell’Immacolata che preparava nel silenzio il futuro in arrivo.
Vocazioni, vocazioni, vocazioni…
Le prime grazie più grandi, e inaspettate, per Casa Mariana, sono state le vocazioni. Dal 1971 in poi si è avuto l’arrivo dei primi giovani che chiedevano di seguire S. Francesco, condividendo la consacrazione a Dio e all’Immacolata secondo la forma di vita di quei due frati.
Uno, due, tre, cinque giovani…: anno per anno il Noviziato è stato sempre animato dalla presenza di qualche novizio o di più novizi. Postulandato, noviziato, chiericato, venivano poi eretti regolarmente dai superiori maggiori, e non tardavano a riempirsi di giovani – mandati da chi? – che venivano da ogni regione d’Italia, dalla Sicilia e dall’Alto Adige, e anche dall’estero (Stati Uniti, Isole Filippine, Europa).
La cosa era ed appare tanto più sorprendente e inspiegabile, se si riflette che Frigento è un paese sperduto sui monti dell’Alta Irpinia, lontano dai grandi centri, fuori delle linee di comunicazione, sconosciuto e privo di qualsiasi particolare interesse o pregi che non sia l’aria pura dei suoi novecento metri di altezza.
Eppure, così, inspiegabilmente, anno dopo anno, in piccolo drappello di giovani vestiva l’abito serafico a Casa Mariana e si impegnava a vivere la Regola francescana, le Costituzioni e la Traccia mariana con l’entusiasmo proprio dei giovani in cerca di una comunità nella quale si rinnovassero le «origine» del francescanesimo e zampillassero le «sorgenti» della vita serafica «con rinnovato vigore e freschezza», come auspicava per tutti i religiosi il papa Paolo VI (Evangelica testificatio, 51).
Ancora più sorprendente era il fatto che le vocazioni arrivavano ogni anno a Casa Mariana proprio quando era in atto e si conosceva da tutti la dolorosa crisi degli Istituti religiosi, costretti a chiudere conventi e opere, chiese e missioni, per la mancanza di vocazioni.
Secondo i suoi disegni, l’Immacolata ha portato avanti questa nuova “leggenda francescana” del ventesimo secolo, chiamando misteriosamente i giovani, attirandoli in questa comunità dove i frati pregano insieme cinque ore ogni giorno, fanno penitenza lavorando e studiando, digiunando e sopportando il freddo, rinunciando a vacanze e a comodità, camminando a piedi nudi e tagliando via la capigliatura, facendo a meno della radio e della tivù, del fumo e dello sport: insomma, vivono poveramente e gioiosamente, moltiplicandosi come “cosa e proprietà dell’Immacolata”.
Questa è vera “leggenda francescana dell’Immacolata”!
Il granello di senapa…
Si potrebbe anche dire che i due frati iniziatori somigliavano a due grani di frumento seminati in quella zona montuosa e aspra dell’Alta Irpinia, con la loro vita «nascosta con Cristo in Dio» (Col 3,3), restando sconosciuti e isolati dal mondo perduto dietro i suoi idoli che sono il sesso, il denaro, il potere, il successo, il divertimento.
Da quei due grani di frumento la crescita di Casa Mariana, nel suo piccolo, è stata tale da stupire chiunque ne vanga a conoscenza. Oltre le numerose vocazioni – che attualmente sono diverse centinaia – la minuscola Casa mariana ha avuto una fioritura di opere apostoliche impensabile secondo i criteri della logica e del potere umano.
L’attività pastorale nel Santuario, l’aiuto ai parroci di paesi vicini e lontani, l’attività della buona stampa diffusa a vasto raggio in Italia e all’estero; l’apostolato mediate la radio, l’apostolato mediate la tivù: è stato ed è questo il lavoro di tutta la comunità, impegnata senza soste nella “Missione dell’Immacolata”, ossia nell’opera di evangelizzazione “attraverso l’Immacolata” che raggiunge milioni di persone, di bisognosi della Parola di vita.
E che cosa dire dell’avventura missionaria iniziata da quattro frati della comunità di Casa Mariana il 24 agosto del 1979 nelle lontanissime Isole Filippine, con la fioritura anche là di vocazioni e di opere, e con l’avvio dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata? La “leggenda francescana dell’Immacolata” si allargava e si allungava, sempre più ricca e più bella, dal continente europeo a quello asiatico.
E tutta questa “leggenda”, con l’opera di immenso bene svolta dai frati, è stata sempre approvata, appoggiata e benedetta anche dal compianto Vescovo di Avellino, mons. Pasquale Venezia il quale non solo fin dall’inizio ha seguito passo passo tutto il cammino di Casa Mariana, in crescita e sviluppo sorprendenti, ma ha anche lasciato, alla fine del suo ministero episcopale (1987), una lunga testimonianza scritta, tutta a lode e sostegno di Casa Mariana.
Casa Mariana ha avuto sempre l’assistenza dei superiori maggiori dell’Ordine, Ministri generali e provinciali (lo stesso P. Stefano Maria è stato eletto Ministro provinciale per due trienni: 1982-1988). L’Arcivescovo di Benevento, Mons. Carlo Minchiatti, è stato particolarmente vicino a Casa Mariana perché a Benevento erano stati collocati i chierici teologi della comunità di Casa Mariana, alunni del seminario teologico della Diocesi.
In più, la comunità di Casa Mariana è stata spesso visitata da eminentissimi Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, illustri teologi e personalità eminenti della Chiesa. E della comunità di Casa Mariana hanno parlato con frequenza giornali e riviste di media e di alta cultura (ad esempio, l’Osservatore Romano, Avvenire, Studi e ricerche francescane, Rogate, S. Francesco Patrono d’Italia, Vita Minorum, La Madre di Dio…).
In tal modo, Casa Mariana ha fatto il suo cammino di grazia, sempre sicura della benedizione di Dio, perché inserita nel tessuto vivo dell’Ordine e della Chiesa, come esperienza d’avanguardia e di punta nel campo del rinnovamento della vita religiosa.
Fonte: Leggenda francescana dell’Immacolata di Italo Cammi
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