La Leggenda Francescana dell'Immacolata

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I Frati e Le Suore nella Basilica di San Giovanni in Laterano

Questa grande famiglia francescana, scaturita dal Cuore dell'Immacolata e coadunata sotto il suo materno manto, compaginata e guidata sapientamente da Padre Fondatori Stefano Maria Manelli e Padre Gabriele Maria Pelletieri, unisce armonicamente in sé l'azione e la contemplazione, la preghiera più alta e l'attività apostolica e missionaria più alacre a intensa, nonché il contributo insostituibile di numerosi laici, e così costituta, sotto lo stendardo candido dell'Immacolata Mediatrice, porta avanti una missione universale di salvezza.

La "leggenda francescana dell'Immacolata" possa scrivere le sue pagine più gloriose con questi frati, suore e laici, deboli e fragili, sì, ma segnati dalla "follia" dell'amore all'Immacolata, da glorificare con tutte le forze, a cui portare l'umanità intera perché si ritrovi tutta nel Cuore di Gesù.

Come definire la loro vita?

«Vita comunitaria di Preghiera, di Povertà, di Penitenza, nello spirito del voto di totale Consacrazione all’Immacolata, perché Ella ci trasformi in Gesù Crocifisso a somiglianza di san Francesco, e ci renda suoi strumenti nella conquista di tutte le anime a Dio.»

Così amano definire la forma di vita francescana di una Casa Mariana, in cui regni l’osservanza perfetta della Regola e delle Costituzioni, secondo il modello delle primitive comunità francescane e sull’esempio più recente offertoci da san Massimiliano Maria Kolbe.

Come san Francesco, sentono chiamati a divenire conformi a Gesù, crocifissi con Lui, configurati alla sua morte, trasformati e identificati a Lui.

Come san Francesco, nell’amore plenario ai divini misteri dell’Incarnazione e della Redenzione, cercano costantemente di riprodurre in essi gli stati di immolazione di Gesù a Betlem (povertà), a Nazaret (lavoro, nascondimento), nel deserto (solitudine, penitenza, contemplazione), nella vita pubblica (zelo, persecuzioni), nella Passione e Morte (disprezzo, dolore, fallimento), nell’Eucaristia (silenzio, annientamento).

Come san Francesco, vogliono vivere nella fraternità dell’amore di Gesù, nostro Divino Fratello, e dell’amore di Maria, nostra Mamma Immacolata, in modo da realizzare il loro essere «frati» sul piano soprannaturale della perfetta carità teologale.

Come san Francesco, cercano di attuare l’amore sommo e appassionato a Gesù, e in Gesù a fratelli, con la loro vita comunitaria di Preghiera, di Povertà, di Penitenza e con lo zelo missionario.

E perché tutto ciò si possa realizzare per «la via più bella, più piacevole più sicura», come dice san Massimiliano, vogliono essere «strumenti», «cose», «nulla» nelle mani dell’Immacolata Mediatrice, nostra Madre Corredentrice e Regina, a Lei consacrati incondizionatamente, illimitatamente, irrevocabilmente, fino a immedesimarsi a Gesù nella forma più perfetta.

Parola di san Massimiliano: «La nostra vita deve essere il prolungamento di Gesù per mezzo di Maria su questa terra».

«Quanto più apparteniamo all’Immacolata, tanto più perfettamente comprenderemo e ameremo il Cuore di Gesù, Dio Padre e tutta la SS. Trinità». Il consacrato «sa che, nell’Immacolata, diverrà quanto prima e nel modo più facile proprietà di Gesù, proprietà di Dio. Sa che ella, in lui e attraverso lui, amerà Gesù in modo incomparabilmente più perfetto di quanto egli stesso potrebbe cercare di fare con qualsiasi altro mezzo… Sa che questa è l’unica via per raggiungere la più facile e più sublime santità, per procurare la maggior gloria possibile di Dio».

E tutto questo tocca il vertice nel loro Voto mariano che sigilla l’intera forma di vita francescano-mariana.

 

Il "diamante" dell'Istituto

La "perla preziosa" (Mt 13,45), il diamante del novello Istituto è il "quarto voto" della consacrazione illimitata all'Immacolata, chiamato poi "Voto mariano".

Dalla vita e dagli scritti di S. Massimiliano questo "quarto voto" compare come un gioiello tenuto in serbo per il futuro: "Con il passar del tempo - scriveva S. Massimiliano - a Niepokalanow (Città dell'Immacolata) non vi saranno professioni religiose senza l'aggiunta del quarto voto".

Il tempo è passato e in questa novella famiglia religiosa dei frati e delle suore Francescani dell'Immacolata si è arrivati alle professioni religiosi con il "Voto mariano" della consacrazione illimitata all'Immacolata.

Il Voto mariano caratterizza, dunque, in modo specifico il volto dell'Istituto evidenziando la dimensione mariana della spiritualità francescana. Consacrarsi illimitatamente a Lei significa lasciarsi da Lei plasmare e trasfigurare in Gesù a "somiglianza" di Lei stessa. Vivere fedelmente il voto della totale consacrazione all'Immacolata significa diventare perfetta immagine di Gesù crocifisso e risorto, a somiglianza sublime di Colei che ha "la faccia che a Cristo più s'assomiglia" (Dante Alighieri).

Il consacrato, con il Voto mariano, coopera direttamente alla "Missione dell'Immacolata Mediatrice", che è quella di "schiacciare la testa al serpente" (Gn 3,15) e di "distruggere tutte le eresie nel mondo intero". Insieme alla sua "discendenza" (Gn 3,15; Ap 12,17), l'Immacolata è impegnata nell'"inimicizia" e nella lotta contro il nemico del genere umano, in ogni luogo e fino alla fine dei tempi.

In modo speciale sono "discendenza" dell'Immacolata i suoi "consacrati", ossia coloro che l'amano senza misure e si mettono fra le sue mani, a Lei legati con il vincolo di un voto per essere strumenti docili di grazia e di salvezza.

A questi frati e suore Francescani dell'Immacolata è affidata, quindi, la stessa "Missione dell'Immacolata Mediatrice" da sostenere e sviluppare, incrementandolo anche con tutti i mezzi leciti della tecnica e dell'arte, della cultura e dell'industria, estendendola per tutti i paesi e i continenti, fino agli estremi confini della terra, ovunque ci sia un'anima da salvare.

Dopo 20 anni di esperienza di una vita francescana nella luce dell'Immacolata, i Padri Fondatori si rivolgono al Santo Padre per chiedere l'erezione canonica pontificia. Legarsi al Vicario di Cristo, legarsi alla "Roccia", contro cui si frantumano anche "le porte degli inferi" (Mt 16,18), legarsi alla Catedra di Pietro, al suo insegnamento infallibile, legarsi alla Chiesa: questo è ciò che sempre hanno desiderato e realizzato i padri Fondatori camminando sui passi di san Francesco.

L'8 giugno 1990 la Santa Sede "per decisione del Santo Padre", ha autorizzato l'Arcivescono di Benevento, Mons. Carlo Minchiatti, a eregere la Casa Mariana come Istituto Religioso di diritto Diocesano. Il decreto dell'erezione avvenne il 22 giugno 1990, Solennità del Sacro Cuore di Gesù. L'erezione effettiva dell'Istituto, invece, è avvenuta il giorno dopo, sabato 23 giugno 1990, giorno della festa del Cuore Immacolata di Maria. Solo 8 anni dopo, nel 1° gennaio 1998, solennità della Madre di Dio, l'Istituto è stato elevato al diritto pontificio.

Fonte: La leggenda francescana di Italo Cammi

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